Alla fine della giostra

Alla fine della giostra

A partire dall’Eurovision fino agli Europei di calcio appena conclusi, l’Italia ha primeggiato nei contest europei di questi primi mesi del 2021. Un anno davvero ricco di palmarès a fronte di uno scenario esterno pieno di criticità.

Mi è capitato due anni fa di vedere al Brand Festival di Jesi Roberto Mancini, che delle Marche rappresenta lo spirito più profondo (oltre a essere testimonial nella campagna di promozione turistica regionale di quest’anno). La sua nomina a commissario tecnico della nazionale aveva fatto seguito a quella clamorosa mancata qualificazione ai mondiali di Russia.

Ricordo che mi colpì molto la sua umiltà e la sua forza d’animo nel momento forse più basso del calcio italiano. Bisogna avere la voglia di lavorare sodo, disse, voglia di sacrificarsi e di metterci tutta la passione. Quando il gioco diventa il tuo lavoro, è necessario avere le qualità tecniche e poi rischiare senza avere paura. Questo ad anticipare che il nuovo corso della squadra avrebbe certamente visto un ripensamento di tutto l’attacco azzurro (anche se il DNA della nazionale è di tipo difensivo).

Roberto Mancini al Brand Festival di Jesi nel 2019

Premetto che non sono un’esperta di calcio, ma da sempre seguo l’Italia nelle competizioni internazionali e mi piace fare il tifo per la nazionale e guardare le partite con gli amici più esperti che, alla telecronaca sportiva, aggiungono commenti e piccanti note sulle biografie di ogni giocatore (sembra incredibile, ma sanno un sacco di cose, inclusi i dettagli amorosi dei calciatori). Mi emoziono, soffro ed esulto con i giocatori in campo. Mi arrabbio pure con l’arbitro e con gli avversari fallosi, sapendo di essere profondamente di parte. Ci deve essere qualcosa di ancestrale in questo mio comportamento.

In questo luglio 2021 c’era da parte di tutti una gran voglia di ritrovare un’emozione collettiva, un desiderio di fisicità e di una partecipazione corale dopo il lungo periodo di distanziamento sociale a cui la pandemia ci ha sottoposti.

Mancini e la sua squadra, più di chiunque altro, hanno dato l’occasione a milioni di italiani, di ritrovare identità come senso di appartenenza, giocosità, passione, orgoglio.

Quello che abbiamo visto è stata la forza di una squadra vera, in cui non ci sono prime donne, ma giocatori che si impegnano al massimo. Dove i cambi in campo non scuotono le sensibilità individuali, ma sono funzionali per tutti al raggiungimento del risultato. Un lavoro di team che ha saputo far emergere i talenti individuali e collettivi. Dove il mantra fa eco a quel “mai, mai, mai arrendersi” Winston Churchill. Gli inglesi hanno forse dimenticato la lezione del loro primo ministro più autorevole e, quando hanno segnato il primo goal, hanno pensato di avere la vittoria in tasca. Bruttissimo il gesto di togliersi la medaglia d’argento dal petto. Non era questo l’intendimento del saggio Winston. Crederci fino in fondo, anche sotto la pioggia battente di Wembley, ha fatto la differenza per l’Italia.

L’abbraccio tra Mancini e Vialli è diventato virale

Alla fine della giostra, mi rendo conto di come abbiamo vissuto tutti un momento collettivo entusiasmante e corale. Sono riuscita a superare anche quei momenti che di solito mi infastidiscono molto, quelli delle esultanze di piazza da “maschio pre-culturale” per citare una categoria di Eurisko (si, lo so, sono un po’ snob). Ma la cosa importante è quella di aver condiviso questo momento anche con chi di solito non è il nostro migliore amico.

Questa capacità di unire tutti è lo spirito pop nella sua manifestazione più autentica. Si tratta cioè della formazione di un sentire comune che crea unità popolare. Ora che l’abbiamo provato e che sappiamo di come ci fa sentire uniti, speriamo di poterlo trovare anche in ambiti di vita sociale e politica. Abbiamo bisogno di molto coraggio, lavoro duro e coesione per far uscire il nostro Paese da una situazione difficile e ancorata a schemi passati. Speriamo che, sulle ali di questa vittoria, possiamo trovare una coesione collettiva che ci porti a una rinnovata fase storica di sviluppo generativo e sostenibile. Altrimenti il lavoro della nazionale di Mancini resterà solo un giro di giostra, dalla quale scendere bruscamente per fare ritorno all’oscurità.

 
 
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